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Sant’Antioco Martire, patrono della Sardegna

La processione per la festa di Sant’Antioco Martire, che si svolge 15 giorni dopo la Pasqua, è la più lunga che abbia mai fatto, forse la più lunga che esista. Meravigliosa, attraversa tutta la città attraverso il centro storico e il lungomare, tra due ali di folla che desiderano omaggiare il santo mauritano.

La sagra di Sant’Antioco martire, grazie al recente ritrovamento di documenti inediti a Torino e Barcellona, risulta essere la più antica della Sardegna (ieri si è conclusa la 655/ma edizione!). Conosciuto come il Santo Sulcitano, è in realtà nato in Mauritania, attorno al 95 – 96 d.C., durante l’impero romano; la tradizione racconta che il medico Antioco sia giunto intorno al 125 d.C. nell’Isola di Solci a bordo di una esile barchetta sospinta dal levante che tutti gli anni increspa il mare nei giorni prima della festa, in primavera. L’ordine del martirio era stato dato personalmente dall’imperatore Adriano, stanco di vedere uscire sempre indenne dai vari supplizi il medico cristiano, il quale curava i corpi e le anime battezzandole nel nome di Gesù Cristo. La leggenda vuole che qui, raccolto in preghiera nella sua grotta, Antioco muore mentre attende di venir prelevato dalle guardie romane che dovevano condurlo a Karales. Subito dopo la sua morte, che la tradizione fissa attorno all’anno 127, la fama delle sue opere si sparse nel Sulcis e poi in tutta la Sardegna. Numerosi pellegrini accorrevano alla sua tomba e ne invocavano aiuto e protezione. Nel luogo del “martirio” del santo moro sulcitano sorse il primo nucleo di una delle cattedrali più antiche della Sardegna, il cui primo impianto, unito al cimitero catacombale, è datato V secolo, al di sotto del quale si trovano le catacombe.

In passato, come accadeva per la Madonna di Monserrato, anche Sant’Antioco veniva trasportato da Iglesias, sede della Diocesi, fino alla sua chiesa, in un viaggio di 4 giorni con soste a Barega e Barbusi per la notte. Questo fino alla metà del 1800, quando, con la fine delle invasioni barbaresche, si pensò di riportare le reliquie del Santo a Su monimentu, l’altare della catacomba. L’Amministrazione della città di Sant’Antioco inoltrò al Capitolo e al Vescovo di Iglesias la richiesta per ottenere indietro le reliquie da Iglesias. Ne seguì una lunga e difficile controversia tra i due comuni, con la reciproca accusa di “fura Santus”. Nel 1853, le autorità di Sant’Antioco predisposero un piano per riconquistare, con l’astuzia, le reliquie del Santo. Al momento della partenza, al grido di “Su santu est su nostu e s’Arrelichia puru” (il santo è nostro e pure la reliquia), circondarono la statua del Santo nel punto dove sorgeva “sa cruxi de is reliquias” (la croce delle reliquie). Solo dopo una definitiva sentenza emessa dal Tribunale di Genova sollecitata dal Vescovo, i resti del corpo del Santo furono riaffidati alla città di Sant’Antioco, ed è qui che si tiene ogni anno la festa di Sant’Antioco, patrono dell’omonima città, del Sulcis e della Sardegna. E io che ero convinta fosse Sant’Efisio…

Vi dicevo prima che la Sagra di Sant’Antioco è la più antica della Sardegna. Il primo riscontro scritto del culto del Santo si trova nei registri parrocchiali che contenevano le registrazioni di battesimi, matrimoni, morti e cresime. Da una annotazione dei “quinque libri” di Furtei si apprende che il primo battezzato e il primo decesso nell’isola di Sant’Antioco fu nel 1756: da allora partirono le numerazioni ufficiali della festa. Recenti scoperte di documenti nell’archivio di Stato di Torino hanno però modificato il numero, portandolo da 489 nel 2008 a 544 nell’anno successivo. Successivamente, altri documenti hanno portato ancora indietro questa numerazione: nell’archivio della Corona di Aragona un documento, datato 28 ottobre 1360, si parla di questa festa.

Damy85

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Tratalias, Sa Festa Manna

In quel di ottobre, l’anno scorso, l’organizzatrice della festa di Tratalias di quest’anno mi aveva invitata, con mia madre, a prendere parte ai preparativi per il trasporto del simulacro della Madonna di Monserrato, Regina del Sulcis. A quel tempo, avevo appena lasciato il mio ex, e mi era sembrata l’occasione giusta per “ripartire”, insieme alla gita all’Euroflora che avevamo in programma di fare. Mia madre aveva lavorato tutto l’inverno assieme a questa persona per preparare l’occorrente, con lei si saranno fatte almeno una decina di viaggi ad Assemini, per cercare le varie stoffe da cucire…
Dopo quello che è successo, anche se la voglia era molto poca, ho comunque deciso di continuare i preparativi della festa. Tosse e mal di gola permettendo, sono andata a Tratalias sabato e domenica scorsi a preparare i carri, sia quello per il trasporto delle “Orberas”, che quello della Santa.
E poi, giovedi, all’una e mezza precise, siamo partite in 19, tutte vestite in costume, alla volta di Iglesias per prendere il simulacro. Meno male che il tempo ci ha aiutato, sennò non so che fine avremmo fatto, su quel carrello schiacciate l’una sull’altra per starci tutte! Alle 15, puntuali, siamo arrivate a Iglesias, di fronte alla sede della Curia vescovile (la Cattedrale era in fase di restauro) dove, dopo la benedizione de “Su Capitulu”, siamo ripartiti con la Santa e i suoi ori alla volta di Tratalias. Prima, però, abbiamo fatto una sosta a Flumentepido (dopo aver impiegato mezz’ora per uscire da Iglesias e un’altra ora e mezza per giungervi), dove è stata celebrata la messa. Dopo circa un’ora, siamo ripartiti per Tratalias, con passaggio obbligato a San Giovanni Suergiu. Mai viaggio fu più lungo: avevamo i carabinieri di fronte al primo carrello della colonna (oltre ai nostri due carri, ce n’erano altri 6) che rallentavano il passo con la scusa che la Santa doveva fermarsi praticamente ogni 5 minuti per far deporre i fiori dalla gente che era già in strada. Abbiamo attraversato San Giovanni in 35 minuti e per arrivare a Tratalias ci abbiamo impiegato un’altra ora e mezza buona. Siamo arrivate alla Croce di Tratalias con ben 2 ore e 20 minuti di ritardo. E meno male che dovevamo arrivare prima delle 19.30…
La domenica dell’Ascensione, giorno della festa delle Orbere, è andato meglio. Processione regolare, partita dalla chiesa nuova sotto un sole incredibile (e meno male che doveva piovere…) e messa lunga quanto basta. Niente da segnalare, ma il bello doveva ancora arrivare.
Il lunedì, dopo la messa presieduta dal Vescovo, siamo usciti in processione, più lunga rispetto alla precedente del giorno prima. Poco dopo iniziata la processione, comincia a piovere! Il quarto acquazzone che mi becco, dopo la processione dell’Addolorata e di San Ponziano, a Carbonia, e la processione di San Giuseppe. La processione è comunque andata avanti, dopo aver coperto la Santa con un telo, e siamo arrivati alla cattedrale completamente zuppi d’acqua! Meno male che avevo preso l’ombrello, sono stata l’unica ad averlo all’inizio della processione.
Il martedì, per fortuna, ha fatto bel tempo; comunque l’ombrello ce l’avevo, per sicurezza… Siamo partiti con una mezz’ora di ritardo per colpa della volante della polizia che non arrivava mai. A Gonnesa, l’accoglienza della Santa è stata nettamente migliore di quella di Tratalias: il paese era vestito a festa, ovunque fiori e ornamenti vari alle finestre  e gente per le strade. Neanche a paragone con Tratalias, per quei due giorni che ci rimane…
Il mercoledì, a mio giudizio, è stato il giorno più faticoso. Tra carrello e processioni (a Gonnesa e a Iglesias), siamo rientrati alle 11.30 di notte! E, per chi deve prendere l’antibiotico a una certa ora, è un bel problema…

La Madonna a intaglio

http://cid-5da50d9dda506aae.photos.live.com/browse.aspx/Varie%20ricamo

E ora, vi propongo un cenno storico della Festa, dai pochi documenti che ho ritrovato su Internet e che ho rielaborato.
La festa patronale di Tratalias si festegga in onore della Santissima Vergine di Monserrato, Regina del Sulcis. La festa ha origini antichissime, la costruzione della Chiesa dedicata alla Madonna risale al 1213, quando vi fu trasferita la sede della Diocesi, prima a Sant’Antioco. La disciplina di alcuni aspetti del rito è contenuta nell’antico Breve di Villa di Chiesa, codice di leggi della città di Iglesias risalente al periodo di dominazione pisano e rivisto in età aragonese, nel 1327.
Ogni anno si ripete lo stesso rito con cadenza fissa nella settimana che include la domenica dell’Ascensione. Dal 1503, anno in cui la sede vescovile fu definitivamente trasferita da Tratalias a Iglesias, anche il simulacro della Santa fu trasportato nella nuova sede, dove è tutt’ora custodito. Da allora i cittadini di Tratalias nel giovedì precedente all’Ascensione, si organizzano per riportare in paese il simulacro della Madonna. Di anno in anno è una famiglia diversa che si occupa di organizzare il trasporto della Santa. Il mezzo di trasporto utilizzato è il trattore “vestito a festa”, ossia abbellito con coperte, lenzuola e tappeti rigorosamente bianchi e di pregievole fattura, cuciti tra loro con fiori e altri elementi vegetali. Due sono i carri principali: uno dedicato esclusivamente alle “Orberas”, donne vestite in costume tradizionale sardo appartenenti alla famiglia organizzatrice o anche invitate dalla stessa; l’altro dedicato al trasporto della Statua, dove troveranno posto anche delle bambine vestite di bianco, sedute tutt’intorno alla Madonna. Altri trattori, di numero variabile, sono allestiti dalle famiglie, trataliesi e non, che per devozione compiono il viaggio.
In passato, cioè quando il mezzo di trasporto era il carro trainato a buoi e non c’erano trattori, il Simulacro viaggiava all’interno di una cassa chiusa e trasportata su un carro chiamato “Su Coggiu”. Si partiva il martedì prima dell’Ascensione per rimanere ospiti a Iglesias fino a giovedì, giorno della partenza col Simulacro. Oggi invece il viaggio viene compiuto in un solo pomeriggio, e la Santa viaggia scoperta affinchè possa essere vista e omaggiata dai fedeli.
Giunti a Iglesias, si viene ricevuti da “Su Capitulu”, ossia dal vescovo e da alcuni prelati della Diocesi. Dopo la benedizione, i carri vengono scortati da “Su Capitulu” fino all’uscita di Iglesias. All’arrivo a Tratalias, dopo una breve sosta a Flumentepido per la messa, si usa accendere un grande fuoco, “Su Fogaroni”, che un tempo veniva usato come richiamo per la gente dei paesi vicini, mentre in basilica si celebra la messa.
Dopo aver portato la Santa nella chiesa nuova (costruita per superare i problemi di infiltrazioni causato dall’invaso artificiale di Monte Pranu) il sabato sera, l’indomani il Simulacro viene riportato nella sua sede originaria, con una solenne processione. Il culmine di tutta la festa è il lunedì, quando la Madonna viene ornata con gli ex voto, i gioielli donati nei secoli dai fedeli, e viene portata in processione per le vie del paese, seguita da gruppi folkloristici provenienti da numerosi paesi dalla Sardegna.
Il martedì la Santa lascia Tratalias per recarsi a Gonnesa, dove trascorre la notte, e l’indomani il Simulacro ritorna a Iglesias.

Damy85