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Mont’e Prama e il Sinis

Buon pomeriggio a tutti e ben trovati!
Ho il piacere di ritornare sul mio blog, quest’oggi, per raccontarvi di uno dei miei tanti desideri che finalmente, dopo due anni di attesa, si è avverato: domenica scorsa ho potuto fare visita al museo civico Giovanni Marongiu di Cabras, dove sono custoditi alcuni dei famosi Giganti di Mont’e Prama! 😀
La scoperta dell’esistenza di questi meravigliosi giganti in pietra arenaria è stata fatta di recente, circa 40 anni fa nel territorio di Cabras, in provincia di Oristano, con le prime arature profonde. Gli scavi regolari del 1975, 1977 e 1979 rivelarono migliaia di altri frammenti, molti dei quali esposti al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Gli scavi evidenziarono inoltre che le sculture erano state distrutte e i loro frammenti ammucchiati anticamente sopra una singolare necropoli nuragica. Cosa sia in realtà Mont’è Prama, quale sia il suo reale significato, se lo chiedono tutti da ormai 40 anni. Il lavoro di riconoscimento e ricongiungimento dei vari frammenti ha consentito la parziale ricomposizione di 24 statue di calcare, di cui 6 esposte al pubblico a Cabras e altre 3 in attesa di essere esposte, tutte di sesso maschile e di dimensioni che vanno dai 2.5 ai 3 metri. La maggior parte rappresenta pugilatori, con guantone armato e scudo ricurvo tenuto sopra la testa, e arcieri, rappresentati con tutto l’armamentario, l’arco tenuto a riposo sulla spalla con la mano sinistra e la mano destra aperta in segno di saluto. E’ stata un’autentica emozione ritrovarmi di fronte questi autentici simboli della civiltà nuragica sarda, un’esperienza che mi è rimasta nel cuore e che spero di poter ripetere, magari quando il museo dei Giganti di Mont’è Prama, in fase di realizzazione, sarà definitivamente costruito e i Giganti potranno stare tutti insieme.
L’unica dispiacere che ho avuto è stato il non poter visitare gli scavi, in quella giornata eccezionalmente aperti al pubblico. Peccato davvero… :-/
Il pomeriggio l’abbiamo dedicato alla visita di un altro luogo che desideravo visitare da tempo: la penisola del Sinis. Da piccola avevo visitato Tharros con la scuola e non ricordavo che la penisola del Sinis fosse così bella, con la sua spiaggetta diventata ormai meta consolidata per chi desidera fare kitesurf e parapendio, la torre spagnola che domina tutto il golfo, gli scavi di Tharros e la chiesetta paleocristiana di San Giovanni… Meraviglioso! 😀
Bene, per oggi è tutto. Con calma sul mio account Flickr pubblicherò alcune delle tante fotografie che ho fatto.
Alla prossima!
Damy85

Caprera e Sarule

Buonasera e bentornati nel mio blog.
No, stavolta sono sparita di mia spontanea volontà, non perchè ho (ancora) problemi con l’ADSL, a cui si sono aggiunti il Tv in cucina guasto per tutta l’estate e adesso il guasto all’antenna parabolica e, forse, anche all’antenna di casa… Insomma, dubito che uscirò viva da questo infausto 2016. :-/
Sono tornata qua per raccontarvi il mio soggiorno 2 due giorni alla Maddalena, con annessa visita al Compendio garibaldino di Caprera: in due parole, sono stata nella casa del padre della nostra amata (e il più delle volte bistrattata) Patria. 🙂
Il Compendio Garibaldino occupa una parte dell’isola di Caprera, nel quale sono compresi i luoghi dove l’Eroe dei Due Mondi visse gli ultimi anni della sua vita, dove morì e dove si trova la sua tomba e quella della sua famiglia. Garibaldi acquisì metà proprietà dell’isola grazie a un lascito testamentario del fratello, ne acquistò successivamente l’altra metà e poi vi si trasferì, prima in un’abitazione provvisoria, poi nella dimora vera e propria, che fu chiamata Casa Bianca, insieme all’ultima moglie, ai figli e ad alcuni amici, con cui si dedicò alla pastorizia e all’agricoltura. All’interno della fattoria è possibile ancora trovare i vari utensili e i macchinari usati da lui in quel periodo. All’interno della Casa Bianca sono conservate i numerosi cimeli e mobili appartenuti alla famiglia, oltre a vari ritratti suoi e della sua famiglia. Contro le sue ultime volontà, Garibaldi non fu cremato, ma imbalsamato e sepolto nel cimitero di famiglia, sotto un’enorme masso di granito grezzo. La camera in cui morì Garibaldi era in principio destinata a salotto: qui l’Eroe dei Due Mondi desiderò essere portato per poter godere l’ultima volta della vista sulla Corsica, chiaramente visibile in una giornata soleggiata ma ahimé non proprio visibile in una giornata uggiosa come quella in cui io ho visitato il museo. Usciti dalla stanza, si trova una statua di Garibaldi, con lo sguardo sempre rivolto alla Corsica, e un mulino senza pale.
Era in programma un giro in battello attraverso tutto l’arcipelago della Maddalena, ma a causa del maltempo, il quale durante il nostro soggiorno era sensibilmente peggiorato, siamo scesi a Sarule, per la tappa di Cortes Apertas e durante la quale ho potuto apprezzare i numerosi murales che addornano le vie del paesino.
Le fotografie sono in corso di pubblicazione su Flickr, potete raggiungerle a questo link.
Alla prossima!

Damy85

Primavera a Su Estrai

Buonasera a tutti!
Dopo avervi raccontato la Primavera Sulcitana di Sant’Anna Arresi, oggi vi pubblico le foto che ho fatto al nostro stand nel corso della tappa di Villarios, svoltasi sabato e domenica scorsi. Sono una dozzina, ma racchiudono tutti i nostri lavori. Buona visione! 😀

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Prima di lasciarvi, vi informo che su Flickr ho pubblicato le foto della breve gita che ho fatto a San Leonardo de Siete Fuente e a Bonarcado, in occasione della Sagra delle Ciliegie.
Ah dimenticavo. Perché il post si chiama “Primavera a Su Estrai”? Semplice: Su Estrai è ilnome della collina su cui sorge Villarios nuovo, il paese che è stato ricostruito dopo che la realizzazione della diga di Monte Pranu aveva definitivamente compromesso gli edifici e le abitazioni del paese antico. “Su Estrai” è anche il nome dell’associazione, nata qualche mese fa, che sta organizzando le celebrazioni, in programma l’anno prossimo, per il cinquantesimo anniversario della fondazione del paese nuovo.

Bene, per oggi è tutto. Alla prossima!

Damy85

Primavera Sulcitana 2016

Buonasera a tutti e bentrovati!

Ritorno dopo quasi un mese e mezzo di assenza dal blog (non per colpa dell’adsl stavolta, ma per volontà mia!) per pubblicare le foto dell’edizione 2016 della Primavera Sulcitana svoltasi a Sant’Anna Arresi sabato e domenica scorsi (i post dedicati all’edizione 2015 li trovate qui e qui)

Programma 2016

Quest’anno mia madre ha presentato le sue creazioni all’interno dello stand organizzato dal gruppo folk Sant’Anna di Sant’Anna Arresi, direttamente nell’androne della scuola media del paese, dove la mattina si sono svolti i laboratori dedicati agli studenti. La sera è stato invece il turno della sfilata degli scialli, sempre organizzata in collaborazione del gruppo folk.

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Alla prossima!

Damy85

Boes e Merdules di Ottana

Buonasera a tutti e bentornati!
Dopo un’assenza di due mesi, torno sul mio blog per raccontarvi la gita fatta col gruppo folk a Ottana, per il “Carrasegare Otzanesu”.
Come il carnevale di Mamoiada e la Sartiglia di Oristano, anche il carnevale di Ottana affonda le sue radici nel mondo sardo arcaico ed è formato da maschere tipiche della tradizione sarda. Il Carnevale di Ottana viene considerato uno degli eventi più affascinanti e conosciuti della Sardegna. Le diverse maschere che lo caratterizzano sono autentici capolavori artigianali che rispettano le antichissime tradizioni di questa manifestazione. Le due figure principali sono Sos Boes (i buoi o i tori) e Sos Merdules (gli uomini, i contadini), ma anche di altri animali, quali Porcos, Molentes, Crapolos, Cherbu e Crappolu.
Il Carnevale, che con le sue maschere per tre giorni impazza per le vie del paese, a partire dalla domenica di quinquagesima, fino al martedì che precede il mercoledì delle ceneri, inizia in realtà la sera del 16 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, quando, dopo la funzione religiosa che termina con la benedizione  del falò (su Ogulone) in piazza, le maschere fanno la loro prima uscita e si radunano intorno al fuoco.
Le maschere descrivono, attraverso spontanee interpretazioni estemporanee, che si sviluppano in una sorta di canovaccio, personaggi, ruoli, le innumerevoli situazioni della vita dei campi, quali l’aratura, la semina, il raccolto, nonché la cura, la domatura, la malattia, la morte degli animali.
Sos Boes indossano pelli di pecora (in passato erano nere, oggi sono bianche) o abiti vecchi della tradizione locale e portano in spalla, a mo’ di bandoliera, una cintola, generalmente di cuoio, da dove pendono dei campanacci, “sonazas”, di lamiera e di bronzo. Sono tenuti dalle redini del Merdùle, il viso coperto da “sas caratzas”: maschere di legno intagliato con sembianze bovine, corna più o meno lunghe, due foglie che decorano gli zigomi e una stella che decora la fronte (la stella rappresenta, in realtà, il marchio distintivo di un vecchio artigiano locale ormai scomparso). Procedono saltando a ritmo cadenzato dal suono dei campanacci, ogni tanto si fermano per inscenare una ribellione, buttandosi per terra o agitandosi e creando scompiglio tra la gente.
Sos Merdùles sono vestiti con mastruche o con vecchi abiti della tradizione locale, hanno il viso coperto da maschere lignee, dai tratti spesso deformati, per raffigurare la fatica del lavoro e della vita nei campi. Procedono lentamente, ricurvi, con passo claudicante, stanco e sgraziato, portando sulle spalle “sa taschedda”, una sorta di zaino in pelle. Tengono con una mano le redini (“sas soccas”) cui sono legati i Boes, uno o più di uno, e con l’altra mano si appoggiano ad una sorta di bastone che usano anche per tenere a bada i Boes. Parlano, si lamentano della loro sorte ed esortano spesso gli astanti a tenersi lontani dal pericolo. Talvolta il Merdùle è un uomo travestito da donna e rappresenta la difficoltà di una vedova nell’affrontare il lavoro dei campi, talaltra si può presentare con “sas soccas armugoddu” (le redini a tracolla), pronto a prendere al laccio, “issoccare”, i Boes che gli passano vicino.
Gli altri animali (Porcos, Molentes, Crapolos, Cherbu e “Sas Mascheras serias”) sono presenti in misura inferiore rispetto alle maschere principali, se non completamente assenti.
Una figura che merita una menzione particolare è Sa Ilonzana: un uomo travestito da orrida vecchia, piegata dall’età, vestita di nero e con il volto nascosto da una maschera lignea. Ha fra le mani il fuso, la conocchia e la lana, fila e predice un futuro più o meno prospero o infausto. Attualmente ha anche le forbici, chiara allusione alla Parca romana che recideva il filo della vita.
Una bella sfilata per la via centrale del paese che costeggia le due chiese (quella romanica dedicata a San Nicola e quella moderna intitolata a Sant’Antonio), purtroppo funestata dalla pioggia che ci ha costretto a cercarci un riparo proprio sul più bello! Peccato anche per la vestizione, tenutasi all’anfiteatro Andrea Parodi, dove sono state presentate le varie maschere e gli elementi che le compongono: anche in quell’occasione la pioggia non ha lasciato tregua!
Oltre alla sfilata, ho amato tantissimo i vari murales presenti nelle vie del centro storico del paese, ritraenti scorci di vita passata del paese di Ottana. Bellissimi!
Alla prossima, spero di tornare a scrivere su questo blog il più presto possibile!

Damy85

Fonni, l’ultima Cortes

Buonasera a tutti!
Ritorno dopo quasi due mesi di assenza sul mio blog per raccontarvi la gita fatta ieri, giorno dell’Immacolata, a Fonni, assieme al gruppo folk. Il paese di Fonni si trova a circa 1000 metri sul livello del mare ed è il più alto dell’Isola, è circondato da boschi secolari e da una natura affasciante e selvaggia. Le vie del paese sono costellate di murales, che raccontano scene di vita quotidiana, presente o passata, e rappresentazioni delle tradizioni più sentite dagli abitanti, e dai presepi costruiti all’esterno delle abitazioni e degli esercizi commerciali.
L’unica nota negativa erano gli stand: sarà colpa mia, ma ho beccato solo “punti ristoro”. Ovunque mi girassi, trovavo solo punti ristoro e pochi stand dove si presentavano le produzioni locali, a differenza degli altri paesi che ho visitato. Da questo punto di vista Fonni è stata un po’ una delusione, pensavo di trovarci qualcosa di più, visto che molte persone di mi conoscenza ne parlavano benissimo. In poche parole: se Meana Sardo si salvava per il suo centro storico ben curato, Fonni si salva per gli splendidi murales.
Alla prossima!
Damy85

Domos Antigas di Meana Sardo

Buon pomeriggio e benritrovati sul mio blog!
Questa volta, vi racconto le mie impressioni sulla gita fatta col gruppo folk a Meana Sardo, in occasione della rassegna Autunno in Barbagia. E’ il nono paese che visito per questa manifestazione e ormai posso affermare di conoscere abbastanza bene questa zona.
All’interno del centro storico, bellissimo e molto curato, tra la preparazione e la lavorazione del formaggio e della ricotta tipici, de “Su Pani Pintau”, de “Su Succu” e de “Su Pani ‘e Saba”, i molti artigiani hanno mostrato, in un percorso che abbraccia tutto il paese, i loro lavori e le loro abilità. Bellissima e molto suggestiva è stata, nella giornata di domenica, la processione delle donne che portavano il corredo della sposa dalla casa dei genitori verso la nuova abitazione. Io in particolare ho amato lo stand situato all’ex cinema del paese: in mostra c’era il cinematografo, con tanto di pellicole per la riproduzione del film! Come anche gli splendidi e irriverenti quadri realizzati dall’artista Paolo Laconi, oppure gli scorci di vita quotidiana, dove un anziano raccontava i ricordi del suo passato, o ancora il laboratorio orafo, dove un artigiano stava realizzando alcuni gioielli in filigrana sarda argentata….
Eppure, rientrata a casa, mi è rimasta come una certa insoddisfazione. In molti mi avevano descritto Meana come un bel paese, ma io mi aspettavo qualcosa di più. Come ho detto all’inizio del post, ho girato quasi tutta la Sardegna, visitando posti bellissimi e altri che mi hanno lasciato indifferente. Un esempio? Beh, ho amato tantissimo Alghero, Castelsardo (benché sia una sfacchinata salire fino in cima al castello!), Orgoloso (andateci, i suoi murales sono stupendi!), Su Gologone (quel posto non si può proprio descrivere… è meraviglioso!!!). Meana Sardo, benché possieda uno dei centri storici più belli che abbia mai visto, non mi ha entusiasmato granché.
Damy85