Boes e Merdules di Ottana

Buonasera a tutti e bentornati!
Dopo un’assenza di due mesi, torno sul mio blog per raccontarvi la gita fatta col gruppo folk a Ottana, per il “Carrasegare Otzanesu”.
Come il carnevale di Mamoiada e la Sartiglia di Oristano, anche il carnevale di Ottana affonda le sue radici nel mondo sardo arcaico ed è formato da maschere tipiche della tradizione sarda. Il Carnevale di Ottana viene considerato uno degli eventi più affascinanti e conosciuti della Sardegna. Le diverse maschere che lo caratterizzano sono autentici capolavori artigianali che rispettano le antichissime tradizioni di questa manifestazione. Le due figure principali sono Sos Boes (i buoi o i tori) e Sos Merdules (gli uomini, i contadini), ma anche di altri animali, quali Porcos, Molentes, Crapolos, Cherbu e Crappolu.
Il Carnevale, che con le sue maschere per tre giorni impazza per le vie del paese, a partire dalla domenica di quinquagesima, fino al martedì che precede il mercoledì delle ceneri, inizia in realtà la sera del 16 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, quando, dopo la funzione religiosa che termina con la benedizione  del falò (su Ogulone) in piazza, le maschere fanno la loro prima uscita e si radunano intorno al fuoco.
Le maschere descrivono, attraverso spontanee interpretazioni estemporanee, che si sviluppano in una sorta di canovaccio, personaggi, ruoli, le innumerevoli situazioni della vita dei campi, quali l’aratura, la semina, il raccolto, nonché la cura, la domatura, la malattia, la morte degli animali.
Sos Boes indossano pelli di pecora (in passato erano nere, oggi sono bianche) o abiti vecchi della tradizione locale e portano in spalla, a mo’ di bandoliera, una cintola, generalmente di cuoio, da dove pendono dei campanacci, “sonazas”, di lamiera e di bronzo. Sono tenuti dalle redini del Merdùle, il viso coperto da “sas caratzas”: maschere di legno intagliato con sembianze bovine, corna più o meno lunghe, due foglie che decorano gli zigomi e una stella che decora la fronte (la stella rappresenta, in realtà, il marchio distintivo di un vecchio artigiano locale ormai scomparso). Procedono saltando a ritmo cadenzato dal suono dei campanacci, ogni tanto si fermano per inscenare una ribellione, buttandosi per terra o agitandosi e creando scompiglio tra la gente.
Sos Merdùles sono vestiti con mastruche o con vecchi abiti della tradizione locale, hanno il viso coperto da maschere lignee, dai tratti spesso deformati, per raffigurare la fatica del lavoro e della vita nei campi. Procedono lentamente, ricurvi, con passo claudicante, stanco e sgraziato, portando sulle spalle “sa taschedda”, una sorta di zaino in pelle. Tengono con una mano le redini (“sas soccas”) cui sono legati i Boes, uno o più di uno, e con l’altra mano si appoggiano ad una sorta di bastone che usano anche per tenere a bada i Boes. Parlano, si lamentano della loro sorte ed esortano spesso gli astanti a tenersi lontani dal pericolo. Talvolta il Merdùle è un uomo travestito da donna e rappresenta la difficoltà di una vedova nell’affrontare il lavoro dei campi, talaltra si può presentare con “sas soccas armugoddu” (le redini a tracolla), pronto a prendere al laccio, “issoccare”, i Boes che gli passano vicino.
Gli altri animali (Porcos, Molentes, Crapolos, Cherbu e “Sas Mascheras serias”) sono presenti in misura inferiore rispetto alle maschere principali, se non completamente assenti.
Una figura che merita una menzione particolare è Sa Ilonzana: un uomo travestito da orrida vecchia, piegata dall’età, vestita di nero e con il volto nascosto da una maschera lignea. Ha fra le mani il fuso, la conocchia e la lana, fila e predice un futuro più o meno prospero o infausto. Attualmente ha anche le forbici, chiara allusione alla Parca romana che recideva il filo della vita.
Una bella sfilata per la via centrale del paese che costeggia le due chiese (quella romanica dedicata a San Nicola e quella moderna intitolata a Sant’Antonio), purtroppo funestata dalla pioggia che ci ha costretto a cercarci un riparo proprio sul più bello! Peccato anche per la vestizione, tenutasi all’anfiteatro Andrea Parodi, dove sono state presentate le varie maschere e gli elementi che le compongono: anche in quell’occasione la pioggia non ha lasciato tregua!
Oltre alla sfilata, ho amato tantissimo i vari murales presenti nelle vie del centro storico del paese, ritraenti scorci di vita passata del paese di Ottana. Bellissimi!
Alla prossima, spero di tornare a scrivere su questo blog il più presto possibile!

Damy85

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